6:43

Il mare è arrabbiato. Sento i suoi borbottii da sotto gli scogli che schiaffeggiano le pietre e le corrodono.

Ci ricorda in silenzio di tutte quelle volte che gli abbiamo fatto del male, di tutte le volte che lo abbiamo violentato, ucciso.

Il mare si è suicidato milioni di volte e noi non ce ne siamo neanche accorti.

Ci vorrebbero secoli interi per scontare la nostra pena, semplicemente noi non la sconteremo mai.

Non la sconteremo mai.

Cronaca di una notte insonne

Le lancette dell’orologio segnano le 23:23, domani sarà una giornata impegnativa quindi mi sembra un ottimo orario per addormentarsi. 

Spengo la luce, la stanchezza appiccicata addosso come la salsedine in spiaggia.

Tic tac,tic tac. Tic, niente, tac, niente. Tic ,tac, tic, tac.

Nente, il sonno non ne vuole sapere di arrivare.

Riaccendo la luce, apro il libro.Leggo una pagina, dieci pagine, venti pagine. Mi lascio trasportare dalla narrazione.

Niente? Niente. Sono le 00:49

All’improvviso non riesco a respirare bene, ho caldo, ho sete, ho sonno, ho fame. Le ho tutte io.

Mi distrae il rumore più insignificante che nel silenzio della notte risulta profondo e amplificato. Mi spaventa. La mia mente viaggia lontano, si immagina situazioni appartenentemente impossibili. Come un ladro che cammina su tappeti di ovatta prima di arrivare in punta di piedi nell’uscio della mia camera da letto.

Di notte le paure più irrazionali prendono il sopravvento su quelle più ordinarie ed è come se ci scordassimo di aver mangiato una mela qualche ora prima, di aver guidato la macchina, di aver portato a spasso il cane.Il mondo, di notte, è fatto  di ombre che si allungano sulle pareti, di scricchiolii sinistri e cupi.

 1: 55. È già così tardi? Ma domani… 

Prendo carta e penna. Inizio a scrivere per liberare la mia scatola cranica di questi fogli già scritti in formato “.brain” ma non ancora stampati nel mondo reale. 

Che poi cosa si intende, per mondo reale? E se ci stessimo affannando per niente, come mosche nel miele? 2: 19.
La cosa brutta delle notti insonni è che sono proprio come una corsa contro il tempo, proprio come nuotare controcorrente. 
Perché il sonno perso, chi ce lo rida’? Non possiamo procurarcelo dal nulla. È vero, qualcuno potrebbe dire che vale stesso discorso per il tempo sprecato di giorno, ma è profondamente diverso. Di notte ci si sente impotenti, incompiuti. I nostri dubbi più profondi vengono a galla e più cerchiamo di tirarli su più affondiamo Noi. Di giorno se butti un’ora, due, poi le recuperi. Ti attivi. È proprio questo che manca alla notte.

4:04. Mi sento già meglio dopo aver scritto. Forse finalmente , con la mente sgombra dei miei files mentali, posso ritrovarci ancora. Anche perché se non ci riprovo di certo non mi addormentero’ per magia.

4:05 Buonanotte, spero.

L’acqua nella terra 

Non devi per forza stare

con chi non riempie con l’acqua

la terra del tuo vaso.

Se senti i germogli crescere,

se senti la terra umida,

e se a tua volta sei fonte di nutrizione:

allora resta.

Se no, non temere del giudizio altrui:

Gira i tacchi, e vattene.

Prima che sia troppo tardi.

La mia anima sta morendo di fame

La mia anima sta morendo di fame. Se non le do da mangiare al più presto, se non la sfamo, se non placo la sua sete, potrebbe arrivare a consumarsi da sola.

Giorno dopo giorno sta piagniucolando sempre di più in cerca di qualcosa di cui cibarsi, in cerca di un raggio di sole in cui farsi il bagno.

Il buio sta tornando: vattene , vattene via.

Le do da mangiare un po’ di colore, ma il colore non basta.

Le do in pasto le parole, ma le parole sono fluttuanti

Fantasmi incoscienti, invisibili, fosforescenti,

Inconsapevoli del progresso

Affascinati dal male  e incerti sul da farsi.

Forse siamo come fiori sparsi

in un campo infinito

in cui ormai non cresce più nulla.

Mancanza

La  mancanza scava ogni giorno più profondamente.
A volte colpisce parti che non dovrebbe colpire e allora il male diventa persino fisico.
Si percepisce nello  stomaco che si contrae, negli aghi che si incastrano nel petto.
Sapere che c’è, da qualche parte lontana , ma c’è, purtroppo non fa altro che peggiorare la situazione.
C’è, e si sente, si fa sentire, ma  fa male perché non è con te ad asciugarti delle stupide deboli fragili lacrime al gusto di camomilla e cianuro.

Mancanza significa bisogno e bisogno significa paura.

Rompiamoli questi confini 

A volte vorrei osare, fare qualcosa che sento davvero mio ma che la gente potrebbe non saper interpretare.

E allora mi blocco, non lo faccio. Annullo la mia personalità perché siamo in un mondo in cui il trasparente dona più del colorato.

E rompiamoli questi confini,
sciogliamo con l’acido nitrico queste catene d’acciaio che ci consumano la carne giorno dopo giorno,

riducendoci a uno scheletro di ossa e sogni infranti.

L’infelicità?

Non è poi così romantica come ci fanno credere.